martedì 10 luglio 2012

Nonno Ugo esiste ancora, la città del mobile non c'è più. Il ricordo di quegli anni però è sempre vivo.



Tra la metà degli anni 80 e l'inizio dei 90 tutti i bambini di Roma e del Lazio avevano un nonno in comune, nonno Ugo. Erano gli anni colorati e spensierati che avrebbero lasciato il posto a un ventennio di graduali ristrettezze economiche fino alla crisi dei nostri giorni.
Di certo in quegli anni c'era ancora tanto spazio per la fantasia di imprenditori medio-piccoli che con un pò d'ingegno e un investimento a buon mercato potevano togliersi qualche soddisfazione. Fu così che a Roma e provincia nacque il mito di nonno Ugo Rossetti.
Ben presto le strade della capitale furono invase da cartelloni pubblicitari del mobilificio Rossetti, in primo piano sempre lui, Nonno Ugo come si fece ribattezzare. Evviva nonno Ugo! Nonno Ugo è il nonno più bravo di tutti! E tanti altri slogan che enfatizzavano la sua figura divennero presto l'ossessione di ogni romano. Ma ciò che ne consacrò definitivamente l'immagine fu un'intuizione geniale: si diffuse a macchia d'olio in tutte le tv locali una trasmissione che aveva come protagonisti i bambini nella sua città del mobile al km 19,600 della via Salaria.
Nonno Ugo divenne il sindaco della città del mobile, e nel simpatico siparietto presero parte diversi personaggi, alcuni già noti al grande pubblico e forse anche in fase discendente come Alvaro Vitali, altri meno noti ma che ben presto avrebbero fatto il  grande salto, come Michela Miti (la maestra di Pierino), Carmen Russo, Serena Grandi, Sabrina Salerno e l'indimenticata Moana Pozzi. Come non ricordare anche il mitico clown Tata di Ovada, che ancor oggi organizza spettacoli per bambini dai 3 a 90 anni (così si legge su un sito che ne pubblicizza l'attività) ed infine il mitico Sputagiò, una macchina colorata che ad ogni martellata ricevuta da un bambino in visita alla città del mobile, sputava dalla bocca un giocattolo. La sigletta divenne ben presto un tormentone, di quelli che ti penetrano nel cervello e ti fanno canticchiare per ore, giorni, lo stesso ritornello: "Nonno Ugo! E il suo grande amico Sputagiò!". Chi, nato tra la fine dei 70 e la metà degli 80 non ha mai sognato di andare alla città del mobile, da Nonno Ugo, per dare una martellata allo sputagiò e ricevere il premio?

E così ricordando quegli anni, e quella bizzarra macchietta, ho deciso di mettermi in viaggio, destinazione Via Salaria, km 19,600.
Lungo la strada, venendo da Roma, il numero dei km progrediva in ordine crescente e arrivato verso il 18 sentivo una strana sensazione dentro di me. Sembrava un viaggio nel tempo, un ritorno verso l'infanzia spensierata. Raggiunto il km 19,600 svolto a destra, già un pò prima ci sono le indicazioni per Mondo Convenienza, uno dei grandi distributori di mobili che oggi ha soppiantato la casa del mobile. La strada è sterrata con qualche buca, capannoni fatiscenti a qua e là, ma prima di raggiungere Mondo Convenienza, un cartello molto grande recita così: "affittasi locali, vendesi mobili antichi, materassi, da nonno Ugo e sotto un numero di telefono". Chiamo e risponde lui in persona, è molto anziano, si sente già dalla voce, ma è arzillo e lucido, mi dice di aspettarlo lì.
A primo impatto non lo riconosco, è invecchiato tantissimo dai tempi delle dirette televisive ed è più basso di come lo immaginavo. Scambiamo quattro chiacchiere con un nipote intorno che spera di prendere qualche soldo con un'intervista, lo fa capire più volte, anche quando bonariamente nonno Ugo mi accenna della sua volontà a scrivere una biografia, intercede di nuovo il nipote ed accenna al lato economico della questione, poi si allontana. Continua la mia chiacchierata ricordando i tempi dello Sputagiò, i ricordi sono a volte lucidi, altre volte sfocati, nel frattempo mi porta in un capannone dove c'è ancora l'insegna Rossetti dell'epoca, il resto è stato tutto affittato a Mondo Convenienza.
All'interno del capannone c'è un forte odore di chiuso, tanti mobili vecchi buttati qua e là e poi tanti cimeli. Le cartoline pubblicitarie dell'epoca, la card Nonno Ugo, i volantini elettorali della sua fallimentare esperienza politica, su una libreria poi sono conservate le videocassette con tutte le trasmissioni.
Lo sputagiò non esiste più, era fatto di cartone mi racconta, ed è stato triturato. Poi apre una sorta di quaderno rilegato, con all'interno tutti gli articoli su di lui e le pubblicità dell'epoca, ogni tanto scoppia a ridere teneramente, come solo gli anziani sanno fare quando rilegge qualcosa che neanche ricordava più, poi mentre ricordiamo le showgirl lanciate da lui, non afferra subito quando gli dico: "Brutta fine che ha fatto purtroppo Moana", e mi chiede: "perchè?", "come perchè?" ribatto io, "è morta nel 94", mi guarda stupito e mi chiede: "davvero è morta? Non lo sapevo mica...". E' il segno del tempo che passa, probabilmente a volte la memoria fa brutti scherzi, ma tutto sommato Nonno Ugo è ancora in splendida forma, un arzillo 85enne che negli anni d'oro ha cavalcato la sua onda, sfruttando al meglio le risorse a disposizione ed oggi vive nella memoria di ogni 30-40 enne come il nonno per antonomasia di una generazione cresciuta con le ginocchia perennemente sbucciate.

Qui di seguito qualche foto scattata all'esterno e alcuni cimeli ricevuti in omaggio:







2 commenti:

  1. Sei de Monterotondo se ce sei stato almeno una volta!!!!!!

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  2. io lavoravo a Monterotondo e li' ero di casa...

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